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ISTRUZIONI PER LEGGERE BORGES

JORGE LUIS BORGES

El día 14 de este mes de junio se cumplirán 40 años de la muerte del genial escritor argentino. Seguramente muchos homenajes recordarán la importancia que tuvo en las letras hispano americanas; entre otros, la Editorial Alfaguara prepara nuevas ediciones para reunir sus cuentos, poesía y ensayos completos. En www.pampeandoytangueando.com también queremos brindarle nuestro homenaje, y lo hacemos transcribiendo un artículo en italiano que tuvo su origen a los 122 años de su nacimiento, titulado “EL INCONCEBIBLE UNIVERSO”. INSTRUCCIONES PARA LEER A BORGES. Para que el homenaje sea doble, al final de éste se encuentra la traducción en español. Pero tantos son los homenajes que merece Borges que no puedo evitar ‘colar’ una reseña de Walter Celina, un admirador uruguayo del poeta.

“L’INCONCEPIBILE UNIVERSO”. ISTRUZIONI PER LEGGERE BORGES

  1. Fervore di Buenos Aires: la riscoperta della città

Fervore di Buenos Aires è un libro pubblicato da Borges all’età di 23 anni: “Quando lo lessi a 15 o 16 anni scoprii che non c’era niente che mi esiliasse da quel mondo né che mi accogliesse. Molto più tardi, Borges dirà che in Fervore… continuava a riconoscersi, era un presagio di tutta la sua letteratura”, spiega la scrittrice. In quella prima pubblicazione, Borges squaderna temi e scenari che sarebbero diventati ricorrenti: i quartieri della Recoleta e di Palermo, Plaza San Martín, il gioco del truco, i patios, le albe e i tramonti, gli avi, l’infanzia, il deserto, l’innamoramento, l’amore, la morte. Questo libro fu pubblicato dopo il rientro della famiglia dall’Europa, nel 1921. Il padre era partito per curare certi disturbi alla vista: una eredità che avrebbe condannato anche suo figlio. La Grande Guerra aveva impedito alla famiglia di ritornare in patria prima ed è, precisamente, da quello sguardo esterno sulla città che lo aveva visto nascere, un mix di sorpresa e di affetto, ciò da cui trae ispirazione Borges per comporre le poesie di questo libro, che in parte finanziò il padre e di cui vennero date alle stampe 300 copie. “In quell’ora in cui la luce ha una finezza di sabbia, entrai in una strada ignota, aperta nel nobile spazio di una terrazza, le cui cornici e muri mostravano colori tenui come lo stesso cielo che inteneriva lo sfondo. Tutto – la mediocrità delle case, le modeste balaustre e battenti, forse una speranza di ragazza nei balconi – entrò nel mio vano cuore con limpidezza di lacrima”, si legge in Strada sconosciuta.

Il libro incarnava per Borges un fallimento totale: “Esiste una discordia evidente tra i temi o lo sfondo del libro che è la città di Buenos Aires, soprattutto alcuni quartieri, e il linguaggio in cui lo scrissi: uno spagnolo che voleva assomigliare allo spagnolo latinizzante dei grandi autori spagnoli di prosa del XVII secolo”, diceva lui. In Fervore di Buenos Aires, dedica inoltre una poesia a Concepción Guerrero, una giovane di cui si era innamorato ma che sua madre, Leonor Acevedo, disapprovava: “Opprimendo l’inferriata della notte. Nella sala severa si cercano come ciechi le nostre solitudini. Sopravvive alla sera il biancore glorioso della tua carne. Nel nostro amore c’è una pena che somiglia all’anima”, si legge in Sabati.

Il nostro percorso giunge a quello che probabilmente è il racconto più emblematico dell’autore: L’ Aleph. Qual è la trama? Il narratore, di nome Borges, si reca spesso a casa di Beatriz Viterbo, donna che ha amato senza essere corrisposto. In quelle visite stabilisce un rapporto con il cugino della donna, Carlos Argentino Daneri, che gli presenta alcune poesie da lui scritte con la speranza che Borges possa convincere uno scrittore famoso a fargliele pubblicare – poesie di cui Borges si burla. Qualche mese dopo Daneri gli racconta che la vecchia casa sarà demolita e gli rivela il suo segreto: nella cantina si trova un Aleph: un punto dal quale è possibile vedere l’universo. Borges dubita, Daneri è pazzo? Ma conferma, nel diciannovesimo gradino della scala che conduce alla cantina, che l’Aleph è il punto in cui convergono tutti i punti dell’universo, tutti gli ieri e tutti i passati: “In quell’istante gigantesco, ho visto milioni di atti gradevoli o atroci; nessuno di essi mi stupì quanto il fatto che tutti occupassero lo stesso punto, senza sovrapposizione e senza trasparenza. Quel che videro i miei occhi fu simultaneo: ciò che trascriverò, successivo, perché tale è il linguaggio”, scrive Borges. Per la Iparraguirre, “questo racconto allude sarcasticamente alla letteratura argentina, nella esilarante opera del personaggio di Daneri, ai premi letterari e, meno in superficie, all’amore indispettito del Borges protagonista per Beatriz Viterbo, l’amata morta. In mezzo a questa mediocrità compare l’Aleph. Si tratta di un racconto dalla struttura semplice, anche se la complessità e la meraviglia nascono dal linguaggio e dai riferimenti borgesiani”. Questo racconto, pubblicato nel 1949, è inoltre un contributo geniale al genere fantastico: è possibile ritrovare lo sdoppiamento di Borges (come autore e come personaggio) e l’idea dell’eternità e dell’infinito: “Piansi perché i miei occhi avevano visto l’oggetto segreto e supposto, il cui nome usurpano gli uomini, ma che nessun uomo ha contemplato: l’inconcepibile universo”.

Anche il racconto L’intrusa potrebbe essere un punto di partenza per cominciare a leggere Borges: la storia di due fratelli, cuchilleros, innamorati di una donna, Juliana. Si svolge nel paese di Turdera alla fine del XIX secolo. I fratelli finiscono col “vendere” la giovane alla padrona di un postribolo e si dividono i soldi. Ma uno dei due non si rassegna all’idea di non vedere più Juliana e ogni tanto va a trovarla. L’altro allora la uccide per preservare il rapporto con il fratello, in un ultimo e disperato tentativo, aspirando a dimenticarla… L’amore fraterno maschile si impone così all’amore per una donna. La Iparraguirre riflette: “Le opere dei grandi autori, e questo succede anche con Borges, crescono e si ingigantiscono con il passare del tempo nella misura in cui anche il lettore cresce e matura nella vita e come lettore. Non è la stessa cosa leggere Guerra e pace a 23 anni che a 45: si avverte che ‘è cresciuto il libro’, che ha altri significati che non ricordavi, ma no, sei tu che sei cresciuto, come lettore, e adesso puoi dare un’altra dimensione a quella esperienza. Lo stesso succede con Borges”.

Somma esperienza di lettura è Tlön, Uqbar, Orbis Tertius, racconto fantastico con il quale l’autore rivoluziona il genere, definito da Sylvia Iparraguirre “assolutamente originale”: “Borges è la pietra miliare di ciò che definiamo ‘il genere fantastico argentino’”, sottolinea la scrittrice. E aggiunge: “Va ricordato che Borges comincia la sua opera negli anni Venti, l’epoca delle avanguardie, sia argentine che sudamericane, quando gli scrittori e i poeti, ma anche gli artisti plastici, cercavano un rinnovamento dei linguaggi estetici insieme ai segni di una propria identità, quella latino-americana. Fin dalle prime pubblicazioni risulta evidente l’assoluta originalità di Borges”. Tlön, Uqbar, Orbis Tertius (1940) è il primo racconto fantastico di Borges: viene pubblicato sulla rivista Sur nel 1940, inserito nel libro Antologia della letteratura fantastica (1940) e in seguito nella raccolta Il giardino dei sentieri che si biforcano (1941), che più tardi sarebbe confluita in Finzioni (1944). Tlön è un mondo illusorio che a sua volta ha regioni immaginarie su cui poggiano le loro leggende gli abitanti di Uqbar. Nel racconto convergono temi chiave come l’Enciclopedia britannica, gli specchi, il trascorrere del tempo, il ribaltamento del senso comune – i metafisici di Tlon non cercano la verità e ritengono che la metafisica sia un ramo della letteratura fantastica. La Iparraguirre spiega che la lettura di questo racconto cambia a sua volta per sempre un altro autore emblematico, Julio Cortázar. “La mia teoria è che Cortázar, che già da anni scriveva racconti fantastici, ma di tono minore, di apparizioni e vampirismo, dopo aver letto Tlön… accede a un’altra dimensione dell’elemento fantastico e si sente ‘autorizzato’ – preferisco questa parola rispetto a ‘influenzato’ – a intraprendere il suo proprio percorso nel genere e con il suo stile, che non ha niente a che fare con quello di Borges”, spiega. “Con Tlön… e con Finzioni Borges irrompe sulla scena mondiale; più tardi, nel 1961 quando gli viene assegnato il Premio Formentor, condiviso con Samuel Beckett, comincia a essere letto ovunque e si avverte la sua incredibile singolarità”.

 “Borges è la pietra miliare di ciò che definiamo ‘il genere nicatico argentino’”, sottolinea la scrittrice. E aggiunge: “Va ricordato che Borges comincia la sua opera negli anni Venti, l’epoca delle avanguardie, sia argentine che sudamericane, quando gli scrittori e i poeti, ma anche gli nicat plastici, cercavano un rinnovamento dei linguaggi estetici insieme ai nica di una propria identità, quella latino-americana. Fin dalle prime pubblicazioni nicat evidente l’assoluta originalità di Borges”. Tlön, Uqbar, Orbis Tertius (1940) è il primo racconto nicatico di Borges: viene pubblicato sulla nicat Sur nel 1940, inserito nel libro Antologia della letteratura nicatico (1940) e in seguito nella raccolta Il nicati dei sentieri che si biforcano (1941), che più tardi sarebbe confluita in Finzioni (1944). Tlön è un mondo illusorio che a sua volta ha regioni immaginarie su cui poggiano le loro leggende gli abitanti di Uqbar. Nel racconto convergono temi chiave come l’Enciclopedia britannica, gli specchi, il trascorrere del tempo, il ribaltamento del nica comune – i metafisici di Tlon non cercano la verità e ritengono che la metafisica sia un ramo della letteratura nicatico. La Iparraguirre spiega che la lettura di questo racconto cambia a sua volta per sempre un altro autore emblematico, Julio Cortázar. “La mia nica è che Cortázar, che già da anni scriveva racconti fantastici, ma di tono minore, di apparizioni e vampirismo, dopo aver letto Tlön… accede a un’altra dimensione dell’elemento nicatico e si sente ‘autorizzato’ – preferisco questa parola rispetto a ‘influenzato’ – a intraprendere il suo proprio percorso nel genere e con il suo stile, che non ha niente a che fare con quello di Borges”, spiega. “Con Tlön… e con Finzioni Borges irrompe sulla scena mondiale; più tardi, nel 1961 quando gli viene assegnato il Premio Formentor, condiviso con Samuel Beckett, comincia a essere letto ovunque e si avverte la sua incredibile singolarità”.

Dove risiede dunque la presunta difficoltà di Borges? La Iparraguirre dice che “la sua schiacciante erudizione, il suo sistema di citazioni e legami tra opere e autori” è ciò che spesso spaventa. “Ciò che rende difficile Borges, sono gli ‘artifici’ di Borges. L’impiego della citazione, il rimando a persone reali in contesti fittizi, l’incrocio tra una cultura universale e il criollismo locale e viceversa, le citazioni, i falsi autori menzionati e soprattutto i confini generici tra racconto e saggio che Borges trasgredisce”. E conclude: “quando diciamo ‘Borges’, non parliamo soltanto di un autore dall’erudizione straordinaria e dalla memoria prodigiosa ma anche di uno scrittore dall’originalità nica tra i grandi scrittori del XX secolo” e che proprio per questo vale la pena leggere e rileggere.

Un articolo suyo

#Argentina #Jorge Luis Borges #Mercedes Ariza #Sylvia Iparraguirre

*Il testo originale dell’articolo, di Verónica Abdala, si legge qui. La traduzione e la cura del testo sono di Mercedes Ariza. I testi inerenti alle opere di Jorge Luis Borges sono tratti da Tutte le opere (Mondadori, 1984), L’Aleph (Adelphi, 1996) e Il manoscritto di Brodie (Adelphi, 1996).

Manuscrito de Borges

“EL UNIVERSO INCONCEBIBLE”. Instrucciones para leer a Borges 

A 122 años del nacimiento de Jorge Luis Borges, no hay controversia en torno a su obra, sino un consenso total, mayoritariamente celebratorio. Sus escritos entrelazan una serie de obsesiones personales -las trampas del tiempo, la profundidad del infinito, la existencia como laberinto, el enigma de los espejos- con un amplio conocimiento de la cultura universal y una notable curiosidad por el pasado argentino que por momentos parecía tentado a reescribir.

Sin embargo, muchos lo consideran un autor “difícil”. ¿Por dónde empezar a leerlo? ¿Qué necesitas saber? Una de las voces autorizadas para guiar este camino es la de Sylvia Iparraguirre, escritora, ensayista y filóloga: lo leyó en sus años de formación y fue su alumna en la Universidad de Buenos Aires. Los años le han permitido leerlo en profundidad e intercambiar impresiones con su esposo y compañero de toda la vida, Abelardo Castillo. “La gente sigue pensando que, para leer a Borges, el lector debe haber pasado por algún tipo de iniciación, y eso lo escucho incluso en los cursos de posgrado en la universidad”, explica Iparraguirre. “Indudablemente, captar los múltiples significados latentes y acceder a su impresionante erudición requiere disciplina, pero es posible adentrarse en su obra sin traicionarla, es decir: sin reducirla ni simplificarla”.

Según Iparraguirre, hay algunos libros y ciertos cuentos gracias a los cuales el lector puede acercarse inmediatamente a Borges: “Historia universal de la infamia; El intruso; Juan Muraña; Emma Zunz; El fin; Biografía de Tadeo Isidoro Cruz; Funes, el hombre de la memoria [Funes el memorioso]; Los muertos; el Zahir; por nombrar solo algunos”. He aquí una guía de lectura para adentrarse en la polifacética obra de Borges.

*1. Fervor bonaerense: el redescubrimiento de la ciudad

Fervor de Buenos Aires es un libro publicado por Borges a los 23 años: “Cuando lo leí a los 15 o 16 descubrí que no había nada que me exiliara de ese mundo o me acogiera. Mucho más tarde, Borges diría que en Fervor…  “Siguió reconociéndose a sí mismo, era un presagio de toda su literatura”, explica el escritor. En esa primera publicación, Borges desata temas y escenarios que se volverían recurrentes: los barrios de Recoleta y Palermo, la Plaza San Martín, el juego del truco, los patios, los amaneceres y atardeceres, los ancestros, la infancia, el desierto, el enamoramiento, el amor, la muerte.

Este libro fue publicado después del regreso de la familia de Europa en 1921. Su padre se había marchado para tratar ciertos trastornos de la visión: una herencia que también condenaría a su hijo. La Gran Guerra había impedido antes a la familia regresar a su patria y es, precisamente, de esa mirada externa sobre la ciudad que lo había visto nacer, una mezcla de sorpresa y cariño, lo que inspiró a Borges a componer los poemas de este libro, que su padre financió en parte y del que se imprimieron 300 ejemplares. “A esa hora en que la luz tiene una finura de arena, entré en una calle desconocida, abierta en el noble espacio de una terraza, cuyos marcos y paredes mostraban colores tan suaves como el cielo mismo que suavizaban el fondo. Todo, la mediocridad de las casas, las modestas balaustradas y aldabas, tal vez la esperanza de una niña en los balcones, entró en mi vano corazón con la claridad de las lágrimas”, leemos en Calle Desconocida.

El libro encarnaba un fracaso total para Borges: «Hay una discordancia evidente entre los temas o antecedentes del libro, que es la ciudad de Buenos Aires, especialmente algunos barrios, y el idioma en el que lo escribí: un español que quería parecerse al español latinizante de los grandes prosistas españoles del siglo XVII”, dijo. En Fervor de Buenos Aires, también le dedica un poema a Concepción Guerrero, una joven de la que se había enamorado pero que su madre, Leonor Acevedo, desaprobaba: “Oprimiendo la barandilla de la noche. En la severa sala se busca nuestra soledad como ciegos. La gloriosa blancura de tu carne sobrevive a la noche. En nuestro amor hay un dolor que se asemeja al alma”, leemos en Sabati.

*2. El Aleph, el cuento emblemático

Nuestro viaje llega a la que probablemente sea la historia más emblemática del autor: El Aleph. ¿Cuál es la trama? El narrador, llamado Borges, va a menudo a la casa de Beatriz Viterbo, una mujer a la que amó sin ser correspondido. En esas visitas establece una relación con el primo de la mujer, Carlos Argentino Daneri, quien le regala algunos poemas que escribió con la esperanza de que Borges pueda convencer a un escritor famoso para que le permita publicarlos, poemas de los que Borges se burla. Unos meses más tarde, Daneri le dice que la vieja casa será demolida y le revela su secreto: en el sótano hay un Aleph: un punto desde el que es posible ver el universo.

Borges duda, ¿Daneri está loco? Pero confirma, en el decimonoveno escalón de la escalera que conduce a la bodega, que el Aleph es el punto donde convergen todos los puntos del universo, todos los ayeres y todos los pasados: “En ese instante gigantesco, vi millones de actos agradables o atroces; Ninguna de ellas me sorprendió tanto como el hecho de que todas ocuparan el mismo punto, sin superposición y sin transparencia. Lo que mis ojos vieron fue simultáneo: lo que voy a transcribir, a continuación, porque así es el lenguaje”, escribe Borges.

Para Iparraguirre, “este cuento alude sarcásticamente a la literatura argentina, en la hilarante obra del personaje de Daneri, a los premios literarios y, menos superficialmente, al amor molesto del protagonista Borges por Beatriz Viterbo, su amada fallecida. En medio de esta mediocridad aparece el Aleph. Es una historia con una estructura simple, aunque la complejidad y la maravilla surgen del lenguaje y de las referencias borgesianas”. Este relato, publicado en 1949, es también una brillante aportación al género fantástico: es posible encontrar el desdoblamiento de Borges (como autor y como personaje) y la idea de eternidad e infinito: “Lloré porque mis ojos habían visto el objeto secreto y supuesto, cuyo nombre usurpan los hombres, pero que ningún hombre ha contemplado: el universo inconcebible”.

*3. El intruso: dos hermanos que lloran a la misma mujer

El cuento El intruso también podría ser un punto de partida para empezar a leer a Borges: la historia de dos hermanos, cuchilleros, enamorados de una mujer, Juliana. Tiene lugar en el pueblo de Turdera a finales del siglo XIX. Los hermanos terminan “vendiendo” a la joven al dueño de un prostíbulo y se reparten el dinero. Pero uno de los dos no se resigna a la idea de no ver más a Juliana y de vez en cuando va a visitarla. El otro la mata para preservar la relación con su hermano, en un último y desesperado intento, aspirando a olvidarla… El amor fraternal masculino se impone así al amor por una mujer.

Iparraguirre reflexiona: “Las obras de los grandes autores, y esto también pasa con Borges, crecen y se magnifican con el paso del tiempo en la medida en que el lector también crece y madura en la vida y como lector. No es lo mismo leer Guerra y paz a los 23 que a los 45: sientes que ‘el libro ha crecido’, que tiene otros significados que no recordabas, pero no, eres tú el que ha crecido, como lector, y ahora puedes darle otra dimensión a esa experiencia. Lo mismo sucede con Borges”.

*4. Tlön, Uqbar, Orbis Tertius y el género fantástico

La experiencia de lectura suprema es Tlön, Uqbar, Orbis Tertius, un relato fantástico con el que el autor revoluciona el género, definido por Sylvia Iparraguirre como “absolutamente original”: “Borges es el hito de lo que llamamos ‘el género fantástico argentino’”, subraya la escritora. Y añade: “Hay que recordar que Borges comenzó su obra en los años veinte, la época de las vanguardias, tanto argentinas como sudamericanas, cuando escritores y poetas, pero también artistas plásticos, buscaban una renovación de los lenguajes estéticos junto a los señas de identidad propias, la latinoamericana.

Desde las primeras publicaciones es evidente la absoluta originalidad de Borges”. Tlön, Uqbar, Orbis Tertius (1940) es el primer relato fantástico de Borges: se publicó en la revista Sur en 1940, se incluyó en el libro Antología de la literatura fantástica (1940) y más tarde en la colección El jardín de los senderos que se bifurcan (1941), que más tarde se fusionaría en Ficciones (1944). Tlön es un mundo ilusorio que a su vez tiene regiones imaginarias en las que los habitantes de Uqbar descansan sus leyendas. Temas clave como la Enciclopedia Británica, los espejos, el paso del tiempo, el vuelco del sentido común convergen en la historia: los metafísicos de Tlon no buscan la verdad y creen que la metafísica es una rama de la literatura fantástica.

Iparraguirre explica que la lectura de esta historia cambia a su vez para siempre a otro autor emblemático, Julio Cortázar. “Mi teoría es que Cortázar, que ya llevaba años escribiendo cuentos fantásticos, pero en un tono menor, de apariciones y vampirismo, después de leer Tlön… accede a otra dimensión del elemento fantástico y se siente ‘autorizado’ -prefiero esta palabra a ‘influenciado’- para emprender su propio camino en el género y con su propio estilo, que nada t‘ene que ver ’on el de Borges», explica. «Con Tlön… y con Ficciones irrumpió Borges en la escena mundial; más tarde, en 1961 cuando le fue galardonado con el Premio Formentor, compartido con Samuel Beckett, comenzó a ser leído en todas partes y su increíble singularidad se hizo sentir”.

* 5. Borges, ¿un autor difícil?

Entonces, ¿dónde radica la supuesta dificultad de Borges? Iparraguirre dice que “su abrumadora erudición, su sistema de citas y vínculos entre obras y autores” es lo que a menudo asusta. “Lo que hace difícil a Borges son los ‘artificios’ de Borges. El uso de la cita, la referencia a personas reales en contextos ficticios, la intersección entre una cultura universal y el criollo local y viceversa, las citas, los falsos autores mencionados y sobre todo los límites genéricos entre cuento y ensayo que Borges transgrede”. Y concluye: “cuando decimos ‘Borges’, no sólo estamos hablando de un autor de extraordinaria erudición y prodigiosa memoria, sino también de un escritor de singular originalidad entre los grandes escritores del siglo XX” y que precisamente por eso vale la pena leer y releer.

#Argentina #Jorge Luis Borges #Mercedes Ariza #Sylvia Iparraguirre

*Il testo originale dell’articolo, di Verónica Abdala,

*El texto original del artículo, escrito por Verónica Abdala, puede leerse aquí. La traducción y edición del texto es de Mercedes Ariza. Los textos relativos a la obra de Jorge Luis Borges están tomados de Tutte le opere (Mondadori, 1984), L’Aleph (Adelphi, 1996) e Il manoscritto di Brodie (Adelphi, 1996).

BORGES. Revista de aventuras de cultura e ideas. Literatura, 30 agosto 2021

César J. Tamborini Duca

Académico Correspondiente para León

Academia Porteña del lunfardo

Academia Nacional del Tango

BORGES, UN ARGENTINO MUY RIOPLATENSE.

CONSIDERADO, TAMBIÉN, «MÁS UNIVERSAL QUE ARGENTINO»

Muy estimado César: Ambos tenemos cierta cualidad, propia de los perros guardianes. De forma tal que, si nos hablan de Borges, paramos ipso facto las orejas. Lázló Erdélyi es un prestigioso ensayista y editor, en el medio uruguayo, que acaba de referirse a características específicas de «The Oxford Handbook of Jorge Luis Borges». Estos verdaderos manuales analizan en profundidad a grandes autores. Los análisis sobre la vida y obra del ciego ilustre corresponden a Daniel Balderston y Nora Benedict con la colaboración de más de 30 académicos. Este compendio de «vida y obra» tampoco se atribuye el peso de efectuar una biografía exacta porque, la personalidad misma del sujeto explorado, la rehuye. Además, no era amante del género. Se trata de 700 páginas de estudios que parten de su canonización rioplatense y saltan a mundos diversos, de pensamiento propio y original.  Para mí, que solo he seguido a Borges, por sus relaciones intensas con Uruguay, sus conferencias escritas y una de las últimas -la que ofreciera en el teatro Sala Verdi, a 40 pasos de mi actual casa, antes de su fallecimiento- y, fuera de lo concerniente a poemas (musicalizados y vocalizados por Piazzolla/Edmundo Rivero) sobre la mitología de los puñales, esta edición de la Universidad de Oxford puede que resulte un potente instrumento para la familia de los pesquisadores literario-filosóficos. Para mi sentimiento borgeano fue muy halagüeña la ratificación de que «luego de Argentina, Uruguay fue el país con el que Borges tuvo mayor vínculo». Corresponde decir, asimismo, que en el rubro de «desavenencias» el escritor las tuvo y muchísimas. Con el peronismo, con los gobiernos, con escritores, comentaristas y editores. El baúl viene cargado de noticias. Muchas. Y, al parecer, bien tratadas y ordenadas. Desde una de las orillas del «río como mar» -con calor intenso, lluvias, desbordes de cauces, inundaciones y «malas hierbas» fascistoides- ¡un saludazo, con vivas esperanzas!

Walter Celina Montevideo, Uruguay




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